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Guida · livello 2 · Le famiglie

Bitcoin: che cosa fa e che cosa non fa

Dove sta scritta davvero l'offerta limitata, come funziona il dimezzamento della ricompensa, quanto costa e quanto dura un'operazione, e perché «oro digitale» è una metafora che va spiegata invece che ripetuta.

Conviene aver letto prima: Che cos'è una criptovaluta, detto senza gergo · Che cos'è una blockchain, e perché registro è la parola giusta · Come si legge il prezzo: capitalizzazione, volume, offerta circolante

Di tutte le criptovalute Bitcoin è quella di cui si parla come se fosse ovvia, e appunto per questo è anche quella che si conosce peggio: il nome gira da più di quindici anni, la metafora dell'oro digitale la si trova già confezionata in ogni brochure, e intanto le tre o quattro cose che fa davvero, e quelle che non fa, restano sotto una coltre di parole che nessuno controlla. Proviamo a tirarle fuori una per una, con i numeri che ci siamo andati a leggere sulla catena il 30 ottobre 2026, perché su questo argomento, ci pare, una cifra senza data non vale niente.

Cominciamo dall'offerta limitata, e ci conviene dire subito dove sta scritta, perché il posto sorprende. Nel codice di Bitcoin Core c'è una costante che vale ventun milioni, MAX_MONEY, ma il commento che le sta sopra avverte di non prenderla per quello che non è: «Note that this constant is not the total money supply […] but rather a sanity check», non è il totale della moneta, è un controllo di buon senso. Il tetto vero, dunque, non lo dichiara nessuna riga: è la conseguenza aritmetica del modo in cui si pagano i minatori, e la differenza non è un cavillo, dato che un numero scritto si cambia con una riga, mentre un'aritmetica accettata da tutti i nodi molto meno.

Il modo è questo. Ogni blocco porta con sé una quantità di bitcoin nuovi, e quella quantità si dimezza ogni 210.000 blocchi, cioè — dice il commento nel codice — «approximately every 4 years», partendo dai cinquanta del 2009. I dimezzamenti passati sono quattro e si leggono sulla catena, blocco per blocco: 28 novembre 2012, 9 luglio 2016, 11 maggio 2020, 20 aprile 2024. Oggi la ricompensa è di 3,125 bitcoin, in circolazione ce n'erano 20.105.828 al 30 ottobre 2026, e il prossimo dimezzamento cade al blocco 1.050.000, che al passo attuale si raggiunge intorno alla primavera del 2028. Sommando i dimezzamenti futuri la curva si appiattisce ovviamente su un asintoto appena sotto i ventun milioni: questo, e niente di più, è «l'offerta limitata».

Veniamo ai tempi e ai costi, che a noi interessano più del resto, perché sono il punto in cui la retorica si scontra con la contabilità. Bitcoin punta a un blocco ogni dieci minuti e al 30 ottobre 2026 la media era di dieci esatti; nelle ventiquattr'ore precedenti la rete aveva registrato 462.561 operazioni, vale a dire circa 5,4 al secondo e 3.400 per blocco, e quel numero non cresce a piacere, perché un blocco non può superare i quattro milioni di unità di peso, ed è una regola di consenso e non una scelta commerciale. Chi entra nel blocco successivo, in genere, lo decide un'asta fra chi offre di più per unità di spazio.

L'asta spiega peraltro perché le cifre che circolano sulle commissioni siano quasi sempre inservibili. Quel giorno bastava un satoshi per unità e la media effettivamente pagata per operazione era di circa 65 centesimi di dollaro; il 20 aprile 2024, tuttavia, cioè il giorno del quarto dimezzamento, le commissioni totali furono 81 milioni di dollari su 631.001 operazioni, dunque 128 dollari di media per ciascuna, e il 21 dicembre 2017 erano stati 56. Non sono anomalie: sono il comportamento normale di un'asta su uno spazio fisso, e ci dicono che il costo di un'operazione non è una proprietà della rete, ma una funzione di quanti la usano in quel momento.

Ed è qui, insomma, che si capisce perché Bitcoin non funzioni come mezzo di pagamento di tutti i giorni, e non per un difetto da correggere: per come è fatto. Un pagamento quotidiano ha bisogno di un costo prevedibile e di un esito immediato, mentre qui il costo lo fissa una coda e l'esito si consolida con le conferme, che sono minuti nel caso migliore e magari molto di più quando la coda si allunga. Due economisti della Banca centrale europea, in un intervento del 30 novembre 2022 sul blog dell'istituto, dove le opinioni sono degli autori, ce lo dicono in una riga: «Bitcoin has never been used to any significant extent for legal real-world transactions», Bitcoin non è mai stato usato in misura significativa per operazioni reali e lecite.

Resta la metafora, e la teniamo per ultima perché è quella che fa più danni. «Oro digitale» non nasce in un ufficio marketing: in forma diversa sta già nel documento del 2008, dove la ricompensa ai minatori viene paragonata al lavoro di chi estrae oro — «The steady addition of a constant of amount of new coins is analogous to gold miners expending resources to add gold to circulation» — e quella frase, come vediamo, parla del modo in cui le monete entrano in circolazione, non delle proprietà dell'oro come riserva. Chi la ripete, del resto, la usa per dire un'altra cosa, e cioè che il prezzo tenga come tiene quello di un metallo: quella è un'aggiunta, e nel documento non c'è.

Che cosa fa Bitcoin, allora, se mettiamo da parte quello che non fa? Tiene un registro di saldi che nessuno può riscrivere a costo zero e nessuno può gonfiare per decreto, e lo fa pagando in energia, in attesa e in commissioni variabili. Poco, forse, ma è comunque il compito per cui è stato costruito, e vederlo per quello che è ci serve soprattutto a non aspettarsi il resto. Il resto delle nostre risposte sta nelle altre guide: che cos'è una criptovaluta, come funziona il registro e come si legge il prezzo; mentre le previsioni su dove andrà, che noi certo non facciamo, le registriamo una per una nel registro delle previsioni.

Questa guida spiega come funziona una cosa: non dice che cosa comprare, che cosa vendere o che cosa farà il prezzo di qualcosa, e non è una raccomandazione di investimento. Se ci trovi un errore, scrivici a cryptomante@atomicmail.io: lo correggiamo e lo scriviamo nelle correzioni.