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Rug pull, pump and dump, wash trading: il vocabolario minimo
Che cosa significano le tre espressioni che si leggono ogni giorno, quali tracce lasciano nei dati pubblici e un caso documentato per ciascuna, con la data dell'atto, l'autorità che l'ha emesso e lo stato esatto del procedimento.
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Nelle discussioni su questo settore girano tre espressioni inglesi che vengono usate come insulti, e che invece sono descrizioni tecniche di tre condotte diverse. Conoscerle ci serve a due cose, a non chiamare truffa un crollo e a non chiamare crollo una truffa, e dunque le prendiamo una per una, con quello che ciascuna lascia nei dati pubblici e con un caso in cui un'autorità ha messo nero su bianco fatti, date e cifre. Non citiamo nomi di persone, perché in nessuno dei tre casi ci servono: quello che conta, appunto, è il meccanismo.
Il rug pull, letteralmente lo strappo del tappeto, è il più brutale: chi ha creato la cosa porta via quello che ne sosteneva il prezzo e scompare. Tecnicamente avviene in tre modi, e tutti e tre li leggiamo nel contratto prima che succeda: ritirando le riserve di liquidità che permettevano di vendere, coniando per sé unità nuove che annacquano tutte le altre, oppure, magari, spegnendo il sito e il canale e lasciando il gettone appeso. Non è un crollo di mercato, dunque, ma un prelievo: il prezzo non scende perché qualcuno vende troppo, scende perché nessuno può più comprare.
Il caso documentato risale al 30 giugno 2022, quando il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha contestato una vicenda che chiama con il suo nome tecnico, «what is known as a “rug pull”», ciò che si conosce come uno strappo del tappeto, descrivendola come l'atto di «ending the purported investment project, deleting its website, and stealing the investors' money», chiudere il presunto progetto d'investimento, cancellarne il sito e rubare i soldi degli investitori. La raccolta di immagini si chiamava Baller Ape Club, la somma indicata è di circa 2,6 milioni di dollari, e il comunicato precisa che si tratta di accuse, con presunzione d'innocenza fino a prova contraria. Il dettaglio che ci interessa, peraltro, è un altro: il denaro sarebbe stato fatto passare per servizi di scambio decentralizzati, cosa che su una catena pubblica resta scritta.
Il pump and dump, cioè gonfia e scarica, è invece vecchio come le borse e ha solo cambiato mercato, e il meccanismo è questo: qualcuno accumula a prezzi bassi un titolo poco scambiato, genera attenzione con annunci, raccomandazioni o un'onda di messaggi coordinati, e vende dentro il rumore che ha creato. Su queste attività costa in genere meno che altrove, perché un gettone con scambi sottili si muove con poche migliaia di euro, e perché il canale con cui si fa il rumore, tuttavia, si affitta a cifre modeste.
Qui il caso documentato ci dà una sentenza e non soltanto un'accusa. La Securities and Exchange Commission, nel comunicato di causa numero 25737 del 26 maggio 2023, annuncia le sentenze definitive su consenso in un procedimento depositato il 28 settembre 2022, che contestava uno «scheme to manipulate the trading volume and price» di un gettone chiamato Hydro, uno schema per manipolarne volume e prezzo, con l'obiettivo di «create the false appearance of robust market activity», creare la falsa apparenza di un'attività di mercato vigorosa. L'operazione, scrive la stessa autorità, «yielded more than $2 million», ha prodotto più di due milioni di dollari, e le somme poste a carico della società sono 1.516.703,53 dollari di restituzione, 244.531,98 di interessi e 1.035.000 di sanzione civile.
Nei dati pubblici un episodio così lascia una forma riconoscibile, e noi la guardiamo in tre mosse: una salita verticale concentrata in poche ore senza che sia accaduto niente di verificabile, il grosso degli scambi su una sola sede, e pochissimi indirizzi distinti a fare quel volume; poi, in genere, una discesa simmetrica che riporta il prezzo da dove era partito. Il tassello che manca lo mettiamo noi, e lo mettiamo con la data: chi aveva annunciato quella salita, dove l'aveva annunciata e come è finita sta nel nostro registro delle previsioni.
Il wash trading, infine, è il più difficile da vedere: consiste nello scambiare con se stessi, cioè nel comprare da una propria mano quello che si vende dall'altra, per fabbricare volume. Non serve a guadagnare: serve a far sembrare liquido un mercato che non lo è, a scalare le classifiche costruite sui volumi e a soddisfare i requisiti di quotazione di qualche piattaforma. È, infatti, il carburante delle altre due condotte.
Il caso documentato è del 9 ottobre 2024, e ci troviamo un dettaglio che vale da solo la lettura: per documentarlo le autorità statunitensi hanno creato un gettone proprio, NexFundAI, «a cryptocurrency company and token created at the direction of law enforcement», una società e un gettone creati su indicazione delle forze dell'ordine. Il comunicato del Dipartimento di giustizia definisce la condotta contestata come «sham trades in those tokens (“wash trades”) to create the appearance of trading activity», scambi finti per creare l'apparenza di un'attività di scambio, parla di operazioni del genere su circa 60 cripto-attività e dà conto del sequestro di oltre 25 milioni di dollari. Anche in questo caso, comunque, si tratta di accuse.
Che cosa ce ne portiamo via, per chiudere? Che le tre parole descrivono una sola economia, e che le tracce stanno negli stessi quattro posti: il contratto, la distribuzione delle quote, la sede dove avviene il volume e il numero di indirizzi che lo fanno. Sono gli stessi controlli delle bandiere rosse, del resto, applicati a un fatto già avvenuto invece che a una promessa; e quando un'autorità italiana ha ordinato di rendere inaccessibile un sito, lo troviamo fra i siti oscurati, con la data del provvedimento e niente di più.
Questa guida spiega come funziona una cosa: non dice che cosa comprare, che cosa vendere o che cosa farà il prezzo di qualcosa, e non è una raccomandazione di investimento. Se ci trovi un errore, scrivici a cryptomante@atomicmail.io: lo correggiamo e lo scriviamo nelle correzioni.
